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Il quinto Shadowrun e il Belpaese

Shadowrun Media - Tabletop

Shadowrun Media – Tabletop

Difficile trovare un giocatore di vecchia data che non abbia mai sentito parlare del gdr Shadowrun: risale al 1989 (più o meno il periodo in cui ho iniziato a giocare) ed è stato il primo gdr technofantasy (ovvero che unisce aspetti sci-fi e fantasy).

Per molti ortodossi seguaci delle due principali realtà di genere, fantasy e cyberpunk (erano gli anni dell’esplosione di cyberpunk 2020), Shadowrun ha sempre rappresentato un elemento strano, distopico quasi, come se l’idea di mescolare i due generi fosse nello stesso tempo un’innovazione incredibile ed un’eresia inammissibile. In ogni caso, la qualità delle meccaniche e soprattutto la ricchezza dell’ambientazione (corredata da numerosissimi supplementi) ne ha subito decretato il successo oltreoceano e ad oggi il curriculum del gioco che parla di 4 versioni cartacee e riuscite trasposizioni nel mondo dei videogiochi e della letteratura (dei 6 romanzi ambientati nel setting del gioco, lessi “Attenti al drago“, il primo della serie).

Il successo del gioco è stato così grande in passato, che oggi non è stato difficile finanziare via Kickstarter due nuove trasposizioni videoludiche: Shadowrun Returns in uscita per PC e tablet il 25 Luglio prossimo e Shadowrun Online un MMO. Non solo, la quinta versione del manuale cartaceo è vicino alla pubblicazione (dovrebbe uscire la settimana prossima, è già disponibile il preorder),  EN World ne ha già recensito i contenuti in un articolo abbastanza dettagliato, sebbene focalizzato sulle differenze con la versione precedente. La quinta incarnazione del gioco (anticipata in italiano questo interessante articolo) non stravolge le meccaniche ma sembra beneficiare dei moderni trend nel design, ovvero una semplificazione generale atta a non interrompre o (sopratutto) rallentare il flusso narrativo.

Leggendo la recensione ho provato la stessa sensazione che provai fin dalla lettura della seconda edizione, la voglia impellente di “correre tra le ombre” ed esplorare le moltissime sfaccettature di questa ambientazione così ricca di opportunità.

Eppure, in Italia questo gdr non ha mai riscosso il successo che meriterebbe. La seconda edizione è uscita in Italiano ma non ha fatto proseliti, forse a causa del successo di Cyberpunk 2020 in quel periodo che oscurava i setting all’apparenza simili o per il cattivo tempismo nella pubblicazione (come supposto nell’articolo menzionato prima) o per la scarsa lungimiranza degli editori.  Fatto sta che le meccaniche, già dalle prime uscite, a mio avviso erano migliori di quelle di cyberpunk 2020, perciò mi domandavo all’epoca, e mi domando tutt’oggi, oltre alle cause più evidenti già citate, come mai in Italia il gioco non ha preso piede.

Una risposta che mi sono dato, anche grazie ai feedback di alcuni giocatori con cui recentemente condiviso una sessione, sta proprio nell’ambientazione. La mescolanza tra fantasy e cyberpunk viene vista come un posticcio tentativo di far convergere due setting molto diversi, che invece rendono meglio quando sono vissuti in maniera “pura”. Quella che io ho preso come enorme ricchezza di possibilità, da molti è stato preso come un attentato al rassicurante stereotipo che permette una più rapida immedesimazione. E’ una questione di gusti ma il bello dei GDR non dovrebbe essere l’esercizio della cretività?

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8 commenti su “Il quinto Shadowrun e il Belpaese

  1. Gromril
    3 agosto 2013

    In effetti (e purtroppo) shadowrun viene visto come un tradimento del setting fantascientifico: ma in effetti è quello che accade nel fantasy che prende il setting medievale e lo altera con la magia! L’operazione che viene fatta in shadowrun è molto simile a quella fatta con Ars Magica, in cui il setting storico viene invaso con il mito, solo che invece di utilizzare la terra del 1200 viene utilizzata la terra del 2075- E devo dire che è anche più coerente di molti setting fantasy (DnD e tutti i suoi cloni in primis)

  2. Kastor Lieberung
    10 gennaio 2014

    beh l’edizione uscita in italia non era affatto migliore di cyberpunk come meccaniche. cyberpunk era più realistico e soprattutto più veloce, quasi immediato quando si era presa confidenza con il sistema. shadowrun non diventava mai immediato, anzi era talmente macchinoso da risultare quasi improponibile. è migliorato molto dalla terza edizione ma ancora rimane indietro rispetto al fuzion della talsorian che si è evoluto molto meno. Ancora oggi è più complesso, più lento ma paradossalmente meno completo dal punto di vista del realismo. Quello che cyberpunk faceva più che egregiamente con una regoletta intuitiva di 10 righe e un paio di dadi, shadowrun continua a farlo con una pagina di regole (o quasi) e una moltitudine di dadi. Una cosa che non ha giovato poi al successo dello shadowrun italiano, penso sia stata l’americocentricità. Certo, anche cyberpunk è ambientato in america ma alla fine è un america generica molto sfumata e personalizzabile in cui il background è talmente marginale rispetto all’atmosfera che nell’edizione italiana non era manco incluso nel libro base. Le situazioni in cyberpunk e l’atmosfera erano tutto, si basava sull’immagine e sulle immagini del futuro prossimo venturo partorite dalle seghe mentali sul millennio alle porte che riempivano la produzione creativa degli anni 80, 90, dal cinema ai fumetti. Al master bastava dire “è come in blade runner” o usare parole come “cyborg” per far capire perfettamente in che contesto narrativo il gioco si muoveva ad un nuovo giocatore e permettergli di visualizzare subito lo scenario. In shadowrun è difficile rendere bene l’atmosfera proprio a causa della commistione (oggettivamente forzata) tra fantasy e modernismo cyberpunk; lo stesso tipo di metaplot fatto di elementi così eterogenei e stranianti impedisce di prescindere dal background che diventa anche ostico improvvisare quando l’avventura varca i confini nordamericani, dato che, con l’eccezione di qualche supplemento mai tradotto in italia e di qualche racconto, si conosce poco di come il resto del mondo ha vissuto il risveglio e il post risveglio. I medesimi problemi continuano a rappresentare tutt’oggi un ostacolo al successo di questo prodotto nel nostro paese, al di là della situazione editoriale colabrodo.

    • Imbrattabit
      10 gennaio 2014

      Molto lucida come analisi, non concordo molto sulle meccaniche ma in effetti, non sono quelle che ne hanno influenzato il successo.

    • gromril
      17 gennaio 2014

      Beh, a mio modesto parere no (ma non sono in polemica, credo che come si leggerà più avanti sia più che altro una questione di gusto personale, là dove uno vede difetti l’altro vede opportunità), in effetti non so il perchè ma Cyberpunk non mi ha mai preso (nonostante abbia letto quintalate di romanzi sul genere), né mi è sembrato molto più realistico di altri regolamenti (e invece shadowrun si, tanto che l’ho sempre pensato come utilizzabile senza magia).
      A me la gestione del monitor di condizioni è sempre sembrata una cosa elegantissima,
      Invece è vero che il regolamento in sé era (ed è ancora, seppur meno) bello tosto (ma questi sono gusti), ma anche questo gestibile con la pratica…… per me poi la questione della moltitudine di dadi è più un problema di filosofia che di gamedesign (anche Burning wheel, e tutto il modo di tenebra, nonché fuzion viaggiano su questa linea), nel senso che son proprio gusti.
      Per la questione background invece, è proprio la genericità a non essere di mio gusto (perché credo che il regolamento debba legarsi al setting, in quanto ogni ambientazione vuole dare esperienze diverse…), e tutto il metaplot lo trovo molto intrigante, poi per l’americocentricità…. Boh, per me in italia siamo solo capaci di menarci a spadate, in germania non hanno fatto fatica a farne già la traduzione in tedesco (della 5^), a fare supplementi germanocentrici autoctoni già anni fa, tanto che la casa madre ne ha tenuto pure conto (poi son sempre americani, non pensate che abbian fatto cose incredibili… ma l’italia non è neppure considerata! Almeno in T.O.R.G. c’era il tecnopapato, ah, no, era in francia ).

      Trovo che la situazione del risveglio negli altri paesi sia interessante (mi sono sempre posto il problema della chiesa, ma anche della chiesa verso le grandi corporazioni, e questo per ogni religione: come la mettiamo con contro l’animismo africano? È stato represso o è successo come in america? O come in amazzonia?) ma credo che queste risposte debbano essere date da chi vive nel proprio paese, se ci pensa un americano non farà altro che ricadere nei soliti cliche creando qualcosa di ridicolo per chi ci vive (e viceversa, anche noi dell’america abbiamo una visione stereotipata IMHO). Di materiale ce n’è tanto già ora, e spesso questi supplementi alla fine sono utilizzati per non più del 10%

      • Imbrattabit
        17 gennaio 2014

        Il regolamento è sicuramente tosto, per il resto sui gusti non dico nulla, sono gusti appunto 😉

        Sul fatto che le meccaniche siano abbastanza dissociate concordo, ma era uno stile di design diffuso all’epoca e qualcuno lo vedeva con una possibilità in più piuttosto che una in meno… oggi magari sarebbe stato realizzato diversamente ma i suoi annetti li dimostra tutti.

        Sul discorso della localizzazione sono pienamente d’accordo, in Italia non abbiamo questa visione così emancipata, poi è facile pensare che tutto quello che viene da fuori sia migliore.

  3. Noruard
    25 febbraio 2017

    Io sono un po’ ignorantella, perdonate, sulle meccaniche del gdr che non ho mai provato- mentre conoscevo e conosco gruppi che giocano a campagne di Cyberpunk.
    Sui gdr, la mia esperienza è scarsa e resto affezionata a D&D, da pantofolaia.
    Vorrei parlare del videogioco e, in particolare, di Shadowrun Returns, che ho giocato oltre un anno fa (quando stava per uscire Hong Kong) e che sto tornando a giocare ora prima di iniziare Dragonfall e HK.
    Cercando di informarmi sulle comunità di gioco in Italia, ho visto che c’è una desolante penuria di iniziative; eppure è un gran bel gioco, e trovo che la mescolanza di fantasy e cyberpunk non solo non rovina l’atmosfera del secondo ma, a mio avviso, costituisce (almeno per me, che amo molto l’inserzione di elementi fantastici) un insostituibile plus che, francamente, non mi fa rimpiangere le atmosfere alla Blade Runner (ed è tutto dire).
    Temo che il problema non sia soltanto nelle meccaniche, comunque estremamente testuali nel vg, né nel fatto che l’ambientazione possia dispiacere ai puristi.
    Mi sembra che, come gusti, una larga fetta del pubblico italiano sia molto abitudinaria (e mi ci metto in mezzo) e si lasci un po’ tirare da categorie predefinite e case videoludiche di provata fama (non importa quanto in declino sul piano dell’effettiva qualità).
    Ancora oggi, e questa cosa mi sconvolge, mi capita di chiacchierare con persone abbastanza informate sul panorama nerd (non nerdoni, eh, ragazzi a cui piacciono fumetti, gdr, vg, ma che non necessariamente ci si cuhiudono) e che, magari, hanno sentito parlare di The Witcher 3, ma non conoscono altri progetti della CD Project Red (peraltro anche lei impegnata proprio in un titolo che ci interessa) mentre, per dire, conoscono almeno un paio di titoli Bioware, EA, Capcom.
    Il panorama indie o semi-indie non si è ancora fatto strada in Italia, dove sento spesso fare discorsi di grafica più che di contenuti; mi sono anche domandata quanto pesi il problema della traduzione, e mi sembra che, fra quelli che si indicano qui, sia il più signifcativo.
    So che l’argomento non piace a molti, ma lo propongo egualmente perché, sia che si sia contrari, sia che si sia a favore, anche questo è uno dei canali attraverso i quali si misura la vitalità di un pubblico e la sua reattività ad un prodotto.
    L’argomemento sono i testi scritti da fan sulla base di ambientazioni già definite: ossia, il cosiddetto fanwriting o le fanfiction.
    Ecco, ci sarebbe da parlare a lungo sulla differenza che corre fra un avventura calata in un’ambientazione precostituita ed una fanfiction, ma non mi voglio dilungare.
    Noto solo che, mentre vedo molta vivacità nei forum di lingua inglese, da noi, sulle nostre paiattaforme dedicate al fanwriting,non esiste nemmeno la categoria Shadowrun (e a stento quella del cartaceo di Cyberpunk, mentre ciò non avviene per altri cartacei come Vampire e D&D per i vg ad essi ispirati, come Baldur’s Gate).
    L’assenza di testi scritti da fan e fatti circolare in cerchie più ampie di quelle di un party di gioco, o la presenza di testi scritti già in partenza in inglese anche da persone di lingua italiana (non ho verificato se ce ne sono, ma è un fenomeno che esiste in moltissimi altri fandom, ed è indicativa) mi fa pensare che l’assenza di traduzioni valide sbarri parecchio l’accesso al prodotto e riduca la vitalità di un pubblico giàesiguo e non sempre attento o volenteroso.
    Ditemi voi, la mia è una riflessione da non addetta ai lavori.

    • Imbrattabit
      25 febbraio 2017

      Grazie per il lucido e interessante commento.
      Nonostante l’inglese si stia diffondendo, la lingua è sicuramente una grande barriera nel nostro paese, una produzione non tradotta, difficilmente fa proseliti, specie se viene fruita leggendo (siamo i tra i paesi che legge di meno in Europa). Per Shadowrun, è stata determinante la lingua ma anche l’insuccesso della versione italiana del gdr cartaceo, perché si fa fatica a superare certi stereotipi.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 luglio 2013 da in Approfondimenti, Italiano, Notizie con tag , , , .
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