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Stesso Spazio (1889!), diversa piattaforma di lancio.

Non si è ancora spento l’eco della notizia che il gioco di ruolo sci-fi/steampunk  Spazio: 1889 sarà tradotto in italiano e presentato a Lucca 2013 (rimando a questo articolo per i dettagli sulla notizia ed a questo per ulteriori aneddoti sul sistema) che il gioco torna a far parlare di se su Kickstarter.

A quanto si legge è stata lanciata una campagna per una nuova versione del gioco:

The new Space: 1889! The first Steampunk RPG will return with new artwork, more background, new illustrations and new rules!

Sembra essere la stessa versione a cui sta lavorando la Wild Boar (l’editore che si sta occupando della localizzazione in italiano), ovvero quella recentemente pubblicata in Germania a cui verranno aggiunti dei dettagli ed una nuova grafica (spero in Italia facciano altrettanto).
Curioso che per gli anglofoni non sia stato un problema passare per Kickstarter, collaborando con l’editore originale, mentre nel Belpaese si è dovuti necessariamente passare per un editore.
La campagna non sembra avere problemi di adesione, a poche ore siamo già ad  un terzo della cifra preventivata che probabilmente verrà superata di una buona percentuale.

Il testo di lancio promette qualcosa di più di una semplice ristampa, anche se da una rapida occhiata sembra un “more of the same“, in ogni caso la ritengo una buona iniziativa, per la successiva diffusione delle copie digitali e per gli eventuali Stretch Goal che potrebbero arricchire il gioco con materiale aggiuntivo.

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9 commenti su “Stesso Spazio (1889!), diversa piattaforma di lancio.

  1. Luca
    12 agosto 2013

    Ciao! Sono Luca, di Wild Boar Edizioni.
    Ho conosciuto il tuo blog solo ora; ringraziandoti della notizia, ci tengo a fare un paio di precisazioni.

    Prima di tutto, l’edizione che uscirà in italiano è la stessa che uscirà (dopo) in inglese, e che circola già da qualche mese in tedesco. Il regolamento è nuovo, i testi sono stati riscritti per questa edizione (colmando alcune lacune dell’edizione anni 80) e le illustrazioni sono state anch’esse rifatte.

    In linea di massima, gli “interni” dell’edizione italiana saranno gli stessi di quella inglese – più qualche illustrazione dell’edizione inglese, se sarà pronta, ma non ne siamo certi (come dicevo sopra, l’edizione in inglese uscirà dopo).

    Infine, non ho capito la tua nota su Kickstarter: l’organizzazione della pagina del kickstarter, la sua gestione eccetera sono tutti curati dall’editore originale, quello della versione tedesca, e dal suo (e nostro) partner inglese Chronicle City.

    Noi abbiamo preferito passare direttamente alla pubblicazione del gioco, perché abbiamo fiducia in questo titolo e non riteniamo di dover aspettare di “raggiungere un minimo di prenotazioni” per pubblicarlo – siamo certi che il gioco si comporterà benissimo sotto questo punto di vista 🙂

    Grazie ancora di aver segnalato il gioco!

    • Imbrattabit
      12 agosto 2013

      Ciao Luca,
      grazie per la visita e per le preziose integrazioni.
      L’allusione a Kickstarter era riferita alla scarsa presa che il crowdsourcing sta avendo nel nostro paese (come ho ribadito in altri post), non una critica alla scelta editoriale che nel nostro mercato è, per ora, l’unica praticabile.

      In bocca al lupo!

  2. Luca
    12 agosto 2013

    Be’, il crowdsourcing sicuramente sta avendo poca presa in Italia perché Kickstarter, l’unica fonte relativamente affidabile (come diffusione) non “tratta” in euro, e ha anche esposto le sue ragioni (comprensibilissime, visto che si possono riassumere in “non ci fidiamo delle banche europee”…).
    D’altronde, anche negli Stati Uniti da qualche mese a questa parte, nel campo ludico, il crowdsourcing sta avendo un declino abbastanza veloce, a causa di una serie di “incidenti” (fallimenti di progetti non rimborsati, improvvisa “scomparsa” dei titolari dei progetti, eccetera…) e delle sempre maggiori restrizioni dello stesso Kickstarter a chi tratta il sito come un “sito di prevendite” invece che di finanziamento (ad esempio, è diventato quasi impossibile offrire “buoni affari” ai negozi).

    • Imbrattabit
      12 agosto 2013

      A mio avviso il crowdsourcing dei GDR gode ancora di buona salute, nonstante gli incidenti (piuttosto isolati).
      A parte Kickstarter, in Europa c’è Ulule, che in Francia sta andando benino (da vedere come crescerà anche Indiegogo) ma come hai detto, ha poca risonanza in Italia per motivi che secondo me, sono anche e soprattutto culturali.
      Ho notato la deriva verso il concetto di prevendita che sta subendo Kickstarter, probabilmente una è fase fisiologica perchè l’opportunità non poteva non essere colta dagli editori, ma ci sono progetti di grandissimo successo che difficilmente sarebbero potuti essere finanziati altrimenti.

  3. Luca
    12 agosto 2013

    Ulule va molto bene… per i giochi francesi. Qualsiasi altro progetto non ha mai avuto molta risonanza.
    Indiegogo non ha presa, anche perché le sue condizioni sono poco convenienti sia per i creatori che per i “pagatori” (percentuali alte, prelievo immediato).
    Per i GDR Kickstarter non ha grossi problemi, per ora, perché non c’è stata la catena di (chiamiamoli così) incidenti che invece c’è stata per i giochi da tavolo, ma purtroppo anche nei GDR cominciano a essere tantini gli eventi negativi (per i giochi da tavolo sono almeno uno al mese, da un po’ di tempo a questa parte).
    Bada, raramente si tratta di “cattiva fede”: più spesso i problemi sono proprio dovuti alla natura amatoriale dei progetti, i cui promotori prendono sottogamba i costi reali di produzione e promettono più di quello che possono mantenere.
    L’utilizzo come “prevendita” (che tra l’altro è espressamente vietato dal regolamento di Kickstarter, ma il divieto viene regolarmente aggirato) non è un uso delle “grandi aziende”, è nato anzi proprio dagli autoprodotti, che hanno così trovato un mercato che altrimenti non avrebbero avuto. Non a caso sono sempre di più i negozi che “boicottano” i giochi (da tavolo) kickstarted, rifiutandosi di trattare non solo il gioco stesso, ma l’intera produzione delle ditte (o degli autoproduttori) che utilizzano Kickstarter.
    Il che è un peccato, perché temo che se mai diventerà accessibile dall’Italia, Kickstarter sarà ormai “fiaccato” da tutti questi eventi.

    • Imbrattabit
      12 agosto 2013

      Anche Ebay è vessata dalle truffe (colpose) ma nel tempo ha saputo incassare e cambiare modello di business, forse anche Kickstarter farà altrettanto. Vedo che abbiamo un feeling diverso sullo strumento (ovviamente io lo vedo da consumatore) ma le tue sono osservazioni comprensibili. In ogni caso una possibile competizione tra piattaforme di crowdsourcing e editori potrebbe fare bene al mercato. Se ci fai caso, anche i progetti di massimo successo (tipo CoC 7ed.) si fermano sui 4000 backer, un numero che riportato ad un volume di vendite retail sul territorio, anche solo statunitense, non sarebbe sufficiente a giustificare l’investimento iniziale (e parliamo di uno dei giochi più apprezzati in assoluto). ll pledge medio poi, è sui 150 dollari, il che fa pesare ad un target già fidelizzato al marchio, cifra che molto più difficilmente si arriva a spendere nei canali tradizionali, controllati dagli editori (ovvero dalla distribuzione).
      Insomma i due elementi (editori e autofinanziamento) sono “quasi” complementari.

      In riferimento alla tua ultima osservazione, non capisco cosa cambia ad un retailer se il gioco sia “kickstarted” o meno, fintanto che si vende. La nicchia è così piccola (parlo sempre di GDR, non consoco bene il mercato dei boardgame, che sarà senz’altro più florido) che un negozio specializzato non ce lo vedo a fare lo schizzinoso se vuole sopravvivere all’obsolescenza del modello di vendita diretta.

  4. Luca
    12 agosto 2013

    No, penso che il “feeling” sia lo stesso, ma io – essendo più a contatto col lato “produzione” che con quello “consumatore” – vedo probabilmente la cosa più nel lungo periodo.
    Penso che alla lunga, per motivi di fiducia, solo alcune realtà stabilite e verificabili, come autori (relativamente) famosi o case editrici come la Modiphius, rimarranno “protagoniste” di Kickstarter (almeno dal punto di vista ludico). Ma parliamo sicuramente di qualche anno.
    Il discorso del “boycott” riguardava i giochi in scatola, ovviamente, ed era “internazionale” (anche se ci sono molti negozi italiani che sono di quell’idea).
    Al di fuori dell’Italia, per fortuna, i negozi tengono ancora un assortimento decente di giochi di ruolo, non solo di quei due o tre titoli che sono “spinti” dalla loro stessa forza – e penso che il rifiorire del GDR nei Paesi anglosassoni (non parlo della Francia, dove il GDR è nato in piedi e non si è mai seduto…) sia un buon indice della lungimiranza di questa politica.
    Ci sarebbe poi da fare un discorso sui numeri *reali* del GDR in America (che sono sempre stati molto più bassi di quel che si pensa…), ma casomai faremo una tavola rotonda a Lucca 😉

    • Imbrattabit
      12 agosto 2013

      Si mi è molto chiaro il fenomeno, la contrazione della “Long Tail” che stiamo sperimentanto sui contenuti giornalistici (il mio settore professionale) probabilmente andrà a coinvolgere anche il settore ludico, specialmente uno “digitalizzabile” come quello dei GDR. Sono tuttavia convinrto che, in limitata misura, lo spirito iniziale di autofinanziamento delle buone idee (e quindi dei buoni game designer) sarà ancora applicabile, con un soglia molto superiore sulla qualità minima e l’affidabilità (pensa a Numenera), ora siamo ancora in fase di hype.
      I numeri reali dei GDR (dall’audience alle vendite) sono un tema molto affascinante (vengo da una formazione statistica) sopratutto per la difficoltà di rilevazione diretta. Avevo anche cercato di ipotizzare un modello di rilevazione indiretta ma oggettivamente i numeri sono troppo bassi.

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