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Maturare col Fantasy: High vs Low

Etichette e classificazioni piacciono molto a chi si occupa di GDR, anzi, sono una sorta di deformazione professionale dell’appassionato.
Una di queste classificazioni è la suddivisione in High e Low del genere Fantasy, suddivisione che si estende abbastanza agevolmente anche ai giochi di ruolo.

Tanto per non fraintendere, per GDR high-fantasy intendo i giochi che hanno un’ambientazione come quella di D&D e tutta la nutrita schiera di emulatori, retrocloni e adattamenti (da Tunnel e Troll a 13th Age), oppure i giochi liberamente ispirati ai capolavori Tolkeniani, dal vecchio GIRSA al recente L’Unico Anello  (non ha una entry su wikipedia ma la meriterebbe), ovvero tutti quei giochi che contemplano una magia preponderante, un soprannaturale invadente, razze giocabili non umane,  geografie improbabili e dungeon asserviti alle speranze di carriera di un manipoli di avventurieri. Per giochi di ruolo low fantasy, intendo quelle pubblicazioni, di numero e diffusione nettamente inferiore, che volano basso, sono più discrete, non spacciano pietre colorate per gioielli, dipingono un mondo realistico e concreto, dove i personaggi non sono destinati al successo o a morire gloriosamente nel tentativo ma più probabilmente a sopravvivere alla giornata. Parliamo dei giochi ispirati al ciclo Cthulhu o a quello di Conan il Barbaro e Salomon Kane ed in genere molta della Sword&Sorcery classica e recente.

Con gli anni, i miei gusti in fatto di setting sono andati facendosi sempre più schizzinosi ed esigenti. Coerenza e concretezza prima di tutto. La magia che arriva e risolve (o complica) tutto non aggrada il mio buon senso maturo e moderato. Storco il naso davanti ad un trappola in cui non sarebbe caduto neanche un cieco o un mostro terribile messo talmente in fondo ad un dungeon che morirebbe di fame in una settimana. La sospensione d’incredulità si fa difficile da raggiungere, occorre uno slittamento dall’High al Low.
Vediamo come si comportano questi due sottogeneri sul ring della maturità:

Magia
Nel fantasy “alto” la magia è un deus ex machina talmente potente che tutto può essere automaticamente giustificato, le sue espressioni sono talmente vaste e varie che per imbrigliarle in una gestione coerente bisogna o inventare costrutti molto complessi o affidarsi alla modalità ricettario. A lungo andare la magia travalica spesso i bilanciamenti di classe, diventando così straripante da livellare verso il basso le differenze morali e materiali dei giocatori. Assuefatti alla magia, per continuare a stupire un giocatore bisogna innescare un crescendo di stregonerie sempre più maestose ed imponenti, tanto da dare il colpo di grazia alla presunzione di realismo.
Inoltre, la fisica subisce un duro colpo e mancare di rispetto a mamma fisica provoca sempre un moto reazionario nelle menti razionali.
Nel fantasy “basso” la magia è sott’intesa, lenta, insondabile e complicata. Ostile perché necessita sacrifici fisici e morali per il suo utilizzo ed è tanto imprevedibile da essere pericolosa per lo stesso praticante. Nel contesto di gioco, la magia non ha espressioni definite in un elenco e gerarchie elitarie che ne detengono la conoscenza ma è una sorta forza che si accosta silenziosamente a quelle che già conosciamo. La magia, se opera nel mondo, rischia di sbilanciarlo e sconvolgerlo: nel low fantasy con la magia non si scherza, come con la fisica.
Ok si, la palla di fuoco fa sempre la sua bella figura ma un contesto credibile la rende assai più sorprendente.

Razze non umane
La sospensione d’incredulità richiede una buona interpretazione. Personalmente penso che sia difficile interpretare un personaggio di sesso opposto senza scadere nello stereotipo, vi immaginate farlo con una razza che non è neanche umana? Succede spesso che i personaggi non umani sono interpretati com macchiette o insiemi di luoghi comuni. Non è un errore certo, lo stereotipo garantisce l’aderenza con il setting ma dopo anni, lo sforzo richiesto per rendere il proprio nano o elfo, diverso dagli altri, diventa sempre più difficile.
A questo si aggiunge il concetto di età avanzata o immortalità del pg: quanto dev’essere aliena la mente di qualcuno che ha vissuto 300 anni? La fantascienza ha risposto più volte a questa domanda: tantissimo. Giocare un pg di 300 anni (o anche 80 se ne hai 30) richiede un’astrazione notevole per risultare realistico, non basta adattarsi allo stereotipo.
In un contesto low fantasy infine, una razza senziente non umana sarebbe considerata una minaccia, solo per il fatto di eistere, per questo (tipicamente) non ci sono razze non umane giocabili nel low fantasy. Se è possibile scegliere tra più razze, sono tutte declinazioni di quella umana (come in Stormbringer).

Destino
Di solito nei giochi high fantasy il personaggio è qualcuno che si distingue dalla massa. Anzi di più, è qualcuno che è destinato a distinguersi dalla massa in quanto eroe dell’avventura. E’ il prescelto, l’eletto, il principe, l’erede, l’eroe o l’antieroe della situazione. In taluni giochi (tipo Dungeon World) il personaggio rappresenta addirittura l’archetipo di se stesso: il pg non è un guerriero ma “IL” guerriero. Come in una sorta di Truman Show, sembra che il mondo ruoti intorno ai personaggi, che si materializzi al loro passaggio e scompaia subito dopo.
Non è detto che sia una cosa negativa, non si gioca certo per timbrare il cartellino in fabbrica, ma se questa situazione diventa evidente, spezza l’incantesimo.
In un contesto low fantasy, il mondo esiste a prescindere dai personaggi. Questi possono raggiungere gli stessi obiettivi dei grandi eroi ma se ci riescono, è sempre grazie ad un duro lavoro,  un impegno costante ed una certa dose di fortunam anche se il più delle volte la sopravvivenza è già un buon risultato. Se un pg in un’ambientazione low si trovasse a faccia a faccia con un drago, sarebbe quasi certamente morto indipendentemente dal livello, così come se un ingenuo contadino trovasse la mitica spada degli antenati ™ in cantina, probabilmente la userebbe per cucinarsi un pollo allo spiedo.
Questa situazione inoltre, giustifica meglio la necessità di agire in gruppo rispetto ai contesti high, dove l’eroismo eccessivo spesso richiede che i riflettori siano puntati su un giocatore alla volta.

Morale
Nei giochi High non bisogna farla lunga, o sei buono o sei cattivo o al meglio ti affibbiano un allineamento. Questa cosa ve bene  per ricreare il gusto epico, lo scontro tra forze ultraterrene che sostengono decisioni estreme e la risposta “perché si” è perfettamente plausibile. Nei contesti low il cinismo si ricava un discreto spazio, le divisioni morali non sono così nette e spesso entrano direttamente in gioco come riflesso dell’interpretazione. Il vincolo interpretativo dovrebbe essere più marcato e stringente di una regola che ti solleva dall’interpretazione fino al momento in cui viene chiamata in causa. Le emozioni rappresentate sono ugualmente forti ma più umane.

Azione
Infine, l’azione. Quentin Tarantino o John Woo? L’azione nei gdr high è più cinematica, orientata al gesto eclatante, all’impresa sorprendente perché ritenuta irrealizzabile. In un contesto low fantasy, un’impresa irrealizzabile è veramente irrealizzabile. Se proprio ti tocca, meglio aggirare l’ostacolo, trovare supporto, raccogliere informazioni e, se alla fine superi l’ostacolo, meglio che non si sappia troppo in giro. Per questo l’azione nei gdr low sembra più simile ad un film di Tarantino, dove l’azione è frenetica, immediata, cruda, fatale e mai priva di conseguenze, mentre in un contesto high l’azione è più dinamica, scenografica, esplosiva e coreografica come nei film di Woo, dove i protagoisti posono uccidere tonnellate di sgherri e nessuno si lamenta.

Disclaimer
Nessun gioco di ruolo è stato maltrattato nella stesura di questo post. A parte D&D, tutti i giochi citati sono apprezzati, ben trattati e godono di ottima salute.

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4 commenti su “Maturare col Fantasy: High vs Low

  1. pennymaster
    30 luglio 2013

    Confermo e sottoscrivo ogni singola parola. La sospensione dell’incredulità di cui potevo beneficiare quando ero ragazzino è definitivamente sepolta, devo per forza navigare verso nuovi lidi. Nuovi per me, perché in realtà sono in circolazione da molto tempo. Noto che i miei amici sono dello stesso avviso e apprezzano molto situazioni più fini e mondi meno roboanti ma più realistici. Sarà l’età?

    • Gromril
      1 agosto 2013

      si …. purtroppo o per fortuna

  2. vodacce
    12 agosto 2013

    non sono completamente d’accordo con alcune delle tue conclusioni. io vedo più una differenza fra un ambientazione scritta bene ed una scritta male. per esempio hai inserito la terra di mezzo nell’ high fantasy ed elric nel low fantasy eppure la magia nella terra di mezzo è molto nascosta mentre elric compie imprese con la stregoneria che farebbero impallidire il buon gandalf. nel finale elric abbatte le stesse divinità in un mare di sangue e distruzione mentre nella terra di mezzo le divinità non entrano direttamente nel mondo. il problema del fantasy è che la qualità media della scrittura è pessima e le ambientazioni mediocri ma qui più che un problema di high vs low la vedo come un problema di capacità degli scrittori.

    • Imbrattabit
      12 agosto 2013

      Si hai ragione, ho buttato Tolkien nel mucchio ma avrei dovuto fare una precisazione. L’aspetto “high” di Tolkien che lo rende calzante con il discorso sulla maturazione (non sulla qualità, non dico che l’high è brutto!) riguarda l’approccio manicheistico e fondamentalmente ingenuo. Non c’è vera violenza, mediocrità, cinismo, deprazione, sesso e tutte quelle componenti che portano il fantastico in una dimensione concreta (tutto cose che il buon JRR aborriva) se ci pensi bene, anche i valori positivi sono estremamente astratti (amore, valore, coraggio, ecc..). C’è una certa stereotipizzazione razziale e la magia è vero che è sempre appena accennata…. ma considera i GDR ispirati alla Terra di Mezzo (parlavo più di gdr che di narrativa), per forza di cose le classi caster ci sono e sono molto più “attive” del nostro Gandalf (ad esclusione, forse, del gdr Unico Anello) e comunque, non si sa bene quale sia la fonte del potere magico, diversamente da quanto accade nella saga di Elric.
      Sulla pessima qualità degli scrittori High Fantasy, specialmente quelli nostrani, mi trovi totalmente d’accordo.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 luglio 2013 da in Approfondimenti, Italiano con tag , , .
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